martedì 31 marzo 2026

Milomaria: “Santa Rosalia”

Il nuovo singolo del cantautore siciliano, un rito laico che trasforma la stanchezza in festa





«Santa Rosalia è una supplica pagana. È un sogno non lucido che parte come rivendicazione e finisce in festa. È “l’isolanità” che esplode: stanchi, incazzati, disillusi, ma incapaci di non cantarci e ballarci sopra. È questione di sangue, di contaminazione. E allora si brinda. Santè. Si fa festa. Olè. E poi, esausti, ci riposeremo. Non oggi. Non domani. Un giorno. Quando “u scrusciu du mari” ci cullerà.» Milomaria


“Santa Rosalia” è il nuovo singolo di Milomaria, quarto estratto dall’album “La breve distanza”. La canzone nasce da un incontro avvenuto anni fa, durante una vacanza: un uomo affetto da disturbi mentali, fragile e disordinato, che il cantautore ha incrociato per caso. Con il tempo, quel ricordo si è trasformato in un’immagine più ampia. Milomaria ne ricostruisce l’immaginario mescolandolo al proprio, provando a dare una dimensione epica e simbolica alle sue fragilità. La solitudine diventa il cattivo da affrontare, la consapevolezza il superpotere con cui provare a sconfiggerlo.


In questo gioco di specchi, eroe e vittima finiscono per coincidere. Ne nasce una figura familiare, riconoscibile, che parla di continuità e appartenenza. Non più esclusione, ma inclusione. Festa e, infine, riposo. I mostri, almeno per un momento, sembrano sconfitti.


La produzione di Andrea Allocca e Milomaria è volutamente latineggiante, non per richiami di radici comuni ma di attitudini simili.

L’America Latina è “un’enorme Sicilia in verticale”, secondo Milomaria, e Andrea Allocca asseconda questa visione con coerenza sonora.

Il mixaggio di Francesco Procacci e il mastering di Andrea Corvo danno al brano maggiore ampiezza e pienezza.


Il video che accompagna il singolo, girato dallo stesso Milomaria, vede il cantautore giocare con i cambi di outfit come fossero identità che si sfiorano: uno, nessuno e centomila, dentro lo stesso sguardo rivolto alla camera.



Emiliano Maria Balbo, in arte Milomaria, nasce a Piazza Armerina, in Sicilia. Dopo un lungo peregrinare tra teatro, musica e scrittura, si stabilisce a Roma, dove attualmente risiede.

La sua carriera musicale attraversa diversi generi fino a diventare frontman della band indie-rock Perché Mamma ha paura dei Topi, con cui realizza l’album “Tutto Qui". La band si distingue nei principali contest nazionali, tra cui la finale di Sanremo Rock e il Tour Music Fest, partecipando anche a festival dedicati ai diritti civili.

Nel 2018, il videoclip del brano “Masticando la realtà” – con un cameo dell’amico attore internazionale Alessandro Cremona (Ferrari, Mafia Roma, Padre pio, Si vive una volta sola, Spectre - 007) – porta la band a essere l'unica italiana finalista al LGBTQ-COMING OF AGE SHORT FILMS FESTIVAL di Parigi e San Francisco.

Dal 2021, Milomaria intraprende la carriera solista. I suoi brani ottengono ottimi risultati nelle classifiche italiane: “Yellow Pecora” entra nella top 20 di Indie Music Like rimanendoci per oltre 3 mesi, “Come i Lego” raggiunge la top 5 iTunes Elettronica e la top 100 iTunes Pop, mentre “Terra Marcia” si posiziona al n. 12 tra gli indipendenti emergenti italiani.

Nel 2024, il testo di “Terra Marcia” viene selezionato per l’antologia del Premio Internazionale Salvatore Quasimodo, vincendo nella categoria testo di canzone, e nello stesso anno è semifinalista del Premio De André.

Parallelamente alla musica, porta avanti la sua attività di scrittore e narratore, con una ricerca espressiva che attraversa diversi linguaggi artistici.

L’11 aprile 2025 esce “Negli occhi di Frida” e il 13 giugno il nuovo singolo insieme a Elisa Benetti “L’Amuri”. Il 13 gennaio 2026 arriva in radio “Via Maqueda”, con la partecipazione straordinaria di Leo Gullotta. Il 13 febbraio 2026 esce l’album “La breve distanza” da cui il 20 marzo viene estratto il quarto singolo “Santa Rosalia”.


Etichetta: Kate Records

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giovedì 26 marzo 2026

Claire D: “Cosa vuoi che sia”

Il nuovo singolo in radio e in digitale

  




Disponibile da venerdì 27 marzo, “Cosa vuoi che sia” il nuovo singolo di Claire D, un viaggio musicale che invita all’introspezione e alla rinascita. Il brano si presenta come un racconto intimo della fragilità umana, ma anche come un messaggio di speranza e coraggio. Attraverso le parole e le melodie, Claire D ci accompagna nel momento in cui si realizza che il vero coraggio risiede dentro di noi, anche nei momenti più difficili. La canzone ci invita a riscoprire la nostra interiorità, ad ascoltare quella voce silenziosa che ci sostiene e ci guida verso la forza di affrontare il dolore e le sfide della vita.

 

Il testo, che cita “all’improvviso un nuovo giorno ci sveglia con il suo stupore”, rappresenta un messaggio di rinascita, ricordandoci che ogni fine può essere anche un nuovo inizio. È un invito a guardare oltre le difficoltà e a scoprire che, anche nelle situazioni più dure, si nascondono opportunità di crescita e di scoperta di sé. La canzone celebra la resilienza umana, sottolineando come la forza più grande sia dentro di noi, pronta a emergere quando meno ce lo aspettiamo.

 

Il videoclip, diretto da Mattia Bello, è stato presentato in anteprima nazionale in occasione della Giornata Mondiale del Teatro. Claire D ha scelto questa occasione speciale per usare la sua musica come strumento di sensibilizzazione, aprendo lo spettacolo teatrale “In un sogno”, dedicato ai malati di Alzheimer e alle loro famiglie. Lo spettacolo, diretto da Alberto Barutti e prodotto da Thymos Production, coinvolge artisti internazionali come la Sand Artist Simona Gandola e il scultore non vedente Felice Tagliaferri, che attraverso l’arte tattile promuovono inclusione e consapevolezza, portando avanti un messaggio di empatia e solidarietà.

 

Il brano, scritto da Beppe Frattaroli e arrangiato con il Maestro Lorenzo Macrì, è stato registrato presso gli AT Studio di Sulmona, con la partecipazione di musicisti di talento: Michele Di Toro al pianoforte, Antonio Scolletta al primo violino, Alessandra Chiarelli al secondo violino, Luana De Rubeis alla viola e Giancarlo Giannangeli al violoncello. Questa produzione si configura come un potente strumento narrativo, capace di trasmettere emozioni profonde e di ricordarci quanto l’umanità sia resiliente e capace di trovare bellezza anche nelle proprie cicatrici. “Cosa vuoi che sia” è un inno alla speranza, alla scoperta di sé e alla forza che nasce dall’interno, un messaggio che resterà nel cuore di chi ascolta.


Isabel Zolli Promotion Agency

Sede Operativa: via Simone De Saint Bon 47 – Roma

Daniel Dagrezio - “Che dire di lei…?”

 Il nuovo singolo del cantautore lombardo, un ritratto che nasce quando lo sguardo torna libero




«Ci sono persone che sembrano dure non perché non sentono, ma perché hanno imparato a difendersi.» Daniel Dagrezio


“Che dire di lei…?” è il nuovo singolo di Daniel Dagrezio, una canzone che arriva da un momento di quiete interiore. È il punto in cui la percezione si alleggerisce e ciò che rimane è la persona, vista senza filtri.

Il brano racconta una figura femminile che vive di sfumature: una donna che si avvicina e si allontana, che cerca un contatto possibile, che prova a fidarsi con cautela. Dagrezio la osserva con attenzione, lasciando che siano i dettagli a parlare.


La frase che attraversa il brano — «il cuore gliel’han rubato proprio mentre si fidava» — cambia tono man mano che la canzone procede. All’inizio è un ricordo amaro; nel finale diventa la prova che, nonostante ciò che ha vissuto, lei continua a scegliere l’amore. Una scelta che nasce da una forza silenziosa.


Ascoltata da sola, “Che dire di lei…?” è una fotografia emotiva: non definisce la protagonista, la lascia emergere. Parla a chi ha incontrato persone che sembrano trattenersi per proteggersi. Ascoltato all’interno del disco “Le mie cinque fasi”, concept album in uscita in primavera, il brano assume invece un ruolo diverso: la protagonista resta lei, ma il centro si sposta su chi racconta. La voce cambia postura: smette di sovrapporre all’altro ciò che non riesce a nominare e inizia a vedere ciò che c’è davvero.


“Che dire di lei…?” diventa così una tappa del percorso che Dagrezio sta costruendo: non chiude una storia e non ne apre un’altra, ma mostra un passaggio raro, quello in cui l’amore trova un modo più calmo di esistere.

Il titolo rimane sospeso, come restano sospese le persone che hanno imparato a stare in un legame senza forzarlo.


Il video ufficiale è stato realizzato con le illustrazioni e animazioni di SeLa Video.




Daniel Dagrezio è un cantautore e musicista che, dopo il diploma in pianoforte, ha costruito un percorso continuativo tra formazione, scrittura e performance dal vivo. Nel tempo ha composto e scritto brani anche per altri artisti, collaborando con diverse etichette discografiche indipendenti.

Parallelamente porta avanti un’intensa attività live come cantante e performer in produzioni e spettacoli itineranti, con oltre 350 repliche in tutta Italia. Ha curato progetti di direzione artistica per eventi e brand come Hilton e Martini, coordinando gruppi di musicisti e format musicali. Tra le sue esperienze figurano anche la realizzazione di musiche originali per una serie animata diretta da Enzo D’Alò e la collaborazione con Giorgio Vanni e il suo team per la scrittura e produzione di alcuni brani.

Negli ultimi anni ha affiancato all’attività artistica un ruolo di recruiter e formatore di musicisti per grandi realtà dell’intrattenimento, lavorando a stretto contatto con performer e team creativi.

Dopo un periodo dedicato soprattutto al live e all’organizzazione, Dagrezio all’inizio del 2026 torna al progetto autoriale con i singoli “È tutta un’altra vita” e “Che dire di lei…?”, anticipazioni dell’album di inediti in uscita a marzo.


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mercoledì 25 marzo 2026

Dresda: “Civili”

La band milanese pubblica la title track dell’album in uscita, un brano che affronta senza filtri l’anestesia emotiva del nostro tempo





“Civili” è il nuovo singolo dei Dresda, title track dell’album omonimo in arrivo nei prossimi mesi per l’etichetta Musica Distesa. 

Il brano parte da una provocazione: provare a immaginare una sofferenza così estrema da rendere desiderabile la fine. Non è un invito alla distruzione, ma la messa in scena di un pensiero che emerge quando l’umanità sembra scomparire.


“Civili” porta allo scoperto un nichilismo esasperato, nato da una miscela di rabbia, impotenza e inquietudine di fronte a un mondo che sembra precipitare.  L’idea di un’apocalisse atomica come “soluzione” è una provocazione che rivela il vero bersaglio del brano: l’anestesia emotiva che si crea quando la guerra diventa spettacolo, quando le immagini scorrono accanto a pubblicità e intrattenimento, quando tutto si appiattisce sullo stesso piano.

In questo scenario, la parola civili perde il suo significato originario e diventa quasi sinonimo di “corpi esposti”. È attraverso quei corpi che la violenza passa, oggi più che mai.


Sul piano sonoro, il singolo porta con sé il retroterra rock della band: una chitarra abrasiva che richiama l’estetica di Marilyn Manson, un’energia che sfiora Led Zeppelin e Verdena, un inserto militare che evoca la retorica bellica dei primi anni Duemila. L’arrangiamento resta essenziale, costruito per lasciare spazio alla tensione del testo e alla dinamica del brano.


All’interno dell’album, “Civili” è la porta d’ingresso. È il punto in cui la dimensione personale e quella politica si toccano senza separarsi. Mentre altri brani cercano spiragli di cura, orientamento e possibilità, la title track porta questa tensione al massimo. 

Dopo l’esordio con l’EP omonimo del 2024 i Dresda con “Civili” ampliano il discorso sonoro della band con arrangiamenti più maturi, una scrittura più precisa e l’apertura a strumenti e timbri che superano il formato del classico quartetto rock. Il disco è stato registrato tra Milano e le Marche, prodotto da Giuliano Dottori, mixato da Max Lotti e masterizzato da Giovanni Nebbia. 

L’artwork del progetto è realizzato da Stefano Sartori in arte Satiro Sfrenato.


I Dresda nascono a Milano nel 2023 dall’incontro tra Enrico Giorgino e Francesco Parisotto. Il progetto prende forma con l’ingresso di Luca Montecchi durante le registrazioni del primo EP e si completa con Marco, entrato in vista della presentazione live del nuovo album "Civili".

Nel 2024 pubblicano l’EP d’esordio “Dresda”, prodotto da Giuliano Dottori, che li seguirà anche nella realizzazione del primo album “Civili”, in uscita nella primavera del 2026.

Dal vivo i Dresda hanno portato i brani dell’EP e parte del nuovo album sui palchi della scena milanese, esibendosi in spazi come Detune, Barrios, CIQ – Centro Internazionale di Quartiere e Circolo San Luìs. 

Il primo singolo estratto dal nuovo album è “Civili”, in radio dal 13 marzo 2026.

Etichetta: Musica Distesa

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venerdì 20 marzo 2026

Daniel Dagrezio: "Le mie cinque fasi"

Il nuovo album del cantautore lombardo è un viaggio emotivo che attraversa il dolore fino a trasformarlo in un racconto cinematografico




“Le mie cinque fasi” nasce da una frattura personale e si apre a un orizzonte più ampio, quello di chiunque abbia attraversato una perdita che divide la vita in un prima e un dopo. Daniel Dagrezio segue il movimento del dolore mentre cambia forma, tra memoria, rabbia, smarrimento e tentativi di rinascita. L’album è costruito come un film: una stanza reale, un giradischi, una voce che introduce l’ascoltatore dentro un luogo concreto prima ancora che dentro le canzoni. Dettagli ricorrenti come l’eco di un nome, il tremore delle mani, la scena del bazar creano una trama sotterranea che collega i brani e invita a riascoltare. 


All’interno di questo percorso si inserisce anche la “Trilogia del Cuore Diviso”, un racconto interno che attraversa il disco in modo frammentato e aggiunge un secondo livello di lettura. “Le mie cinque fasi” è di fatto il ritratto di un attraversamento: invece di aggirare ciò che fa male, sceglie di restarci dentro finché qualcosa, lentamente, si sposta.


Il percorso si chiude con “La donna della mia vita”, un epilogo che guarda la storia da una distanza nuova. Qui la frattura viene riconosciuta e collocata, l’amore assume la forma di una memoria stabile che continua a esistere senza trattenere. L’orchestrazione accompagna questo passaggio come un ultimo respiro prima del ritorno al giradischi e alla stanza iniziale, dove il viaggio si era aperto.


La lavorazione dell’album si fonda sul dialogo tra la scrittura emotiva di Dagrezio e l’esperienza di Daniel Tek, abituato a produzioni pop e coinvolto qui per dare solidità a un progetto narrativo e libero nelle forme. In studio i brani sono stati trattati come scene di un unico racconto: pezzi che all’inizio sembravano lontani tra loro hanno trovato un equilibrio progressivo, rivelando una coerenza di sguardo. Il lavoro tecnico ha modellato frequenze, dinamiche e spazialità per far percepire la differenza tra i momenti che appartengono al presente e quelli che suonano come ricordo o flashback, mentre la voce è stata curata con attenzione millimetrica per aderire a ogni stato emotivo.

 

TRACK BY TRACK


Le mie cinque fasi – Prologo  

L’album si apre in una stanza reale, con il giradischi che gira e la voce che introduce un percorso interiore ancora informe. È un momento sospeso, costruito con suoni d’ambiente e dettagli concreti che preparano l’ascoltatore a un viaggio emotivo più che musicale.


Nel silenzio del bazar – Parte I  

Il primo capitolo narrativo è un ricordo luminoso, un brano racconta un incontro fatto di gesti semplici e di un’intimità che si accende senza preavviso. L’arrangiamento accompagna questa sensazione con un crescendo orchestrale mescolando archi, pulsazioni pop ed elementi elettronici che amplificano la magia di quel momento sospeso.


Vorrei amarti come meriti – Trilogia del Cuore Diviso, Parte II  

Qui emerge la fragilità del desiderio. Il brano racconta la paura di non essere pronti a sostenere un sentimento che cresce, e la tensione tra ciò che si vorrebbe dare e ciò che si teme di non riuscire a offrire. La ballad è costruita con grande spazio, lasciando alla voce il compito di restituire questo equilibrio incerto.


Mai abbastanza  

Una country ballad che ricostruisce una giornata piena, vissuta con la naturalezza delle cose che sembrano destinate a durare. Poi il tempo accelera e la scena si spezza, lasciando emergere la consapevolezza di una perdita improvvisa. Chitarre acustiche, elettriche pulite e un ponte strumentale creanoa un vero varco temporale, segnando il passaggio dal presente al dopo.


Roba da pazzi  

Il brano racconta la confusione che precede la presa di coscienza, quando i pensieri si accavallano e nessuna ipotesi sembra stabile. L’arrangiamento segue questo movimento con scarti improvvisi e timbri frastagliati, restituendo la sensazione di una mente sovrastimolata.


Ci vuole solo tempo  

Il brano racconta il tentativo di trovare un appiglio mentre tutto dentro si agita, e il titolo diventa una frase che cambia significato a seconda del punto in cui la si pronuncia. L’arrangiamento rock rende fisica questa tensione, trasformando l’emozione in un impulso che cerca sfogo.


Per colpa tua – Trilogia del Cuore Diviso, Parte I  

Il brano racconta il bisogno di dare un nome al dolore, pur sapendo che la colpa non è mai univoca. Il pianoforte ha un colore scuro, quasi imperfetto, e l’elettronica introduce un peso che non esplode, ma resta.


Nel silenzio del bazar – Parte II  

Il ricordo del bazar ritorna, ma con una luce diversa. La scena viene riletta con una consapevolezza nuova, e ciò che allora sembrava luminoso ora rivela anche le sue crepe. L’arrangiamento richiama l’universo orchestrale della Parte I, ma con una sospensione più onirica.


È tutta un’altra vita  

Il brano racconta il dolore dei futuri immaginati, quelli che non sono mai accaduti ma che continuano a vivere nella mente con una forza sorprendente. L’arrangiamento è costruito come un’onda che sale e scende, guidata dall’orchestra e da aperture improvvise che seguono il movimento dei pensieri.


Piccola  

La ricaduta arriva quando sembra che tutto stia andando avanti. Il brano racconta la fatica di restare in equilibrio quando basta un dettaglio per tornare indietro. La musica cambia pelle più volte, accostando elettronica, parti acustiche, sax, chitarre e una batteria che cresce e si ritrae, come una mente che non trova un’unica direzione.


Venire a Roma  

Il brano racconta il momento in cui il corpo arriva prima della testa, e basta camminare per capire che il dolore non si è spento. L’apertura è costruita come una scena di viaggio, e la ballad che segue ha il passo lento di una camminata che non trova riparo.


Se sei casa  

Il brano racconta il momento in cui si riconoscono le proprie mancanze, le parole non dette, le protezioni non date. Dentro questa consapevolezza nasce però un’intuizione nuova: l’altra persona ha lasciato un segno che continua a trasformare. L’arrangiamento cresce con discrezione, seguendo il movimento interiore verso una comprensione più ampia.


Grazie a te  

Il brano racconta il passaggio in cui la tristezza smette di essere un luogo in cui restare e diventa un punto da cui ripartire. La struttura avanza senza tornare indietro, e l’arrangiamento accompagna questa direzione con un’energia che si accumula. La metafora del mare e del cielo trova nella musica un orizzonte che si apre.


Che dire di lei…?  

Lo sguardo si posa sull’altra persona con una tenerezza nuova. Il brano racconta un ritratto affettivo che riconosce complessità, ferite, forza e fragilità. La ballad pop scorre con naturalezza, lasciando spazio alla voce e alle sue sfumature.


L’una e l’altra – Trilogia del Cuore Diviso, Parte III  

Il brano racconta il momento in cui il passato smette di occupare tutto lo spazio interiore e una presenza nuova riporta al respiro. Le mani seguono il fiato, e la musica accompagna questa apertura con un pop luminoso che suggerisce un futuro abitabile.


Nel silenzio del bazar – Parte III  

Il cerchio si chiude tornando al punto d’origine. Il ricordo del bazar non ferisce più: accompagna. L’orchestrazione si apre verso un coro registrato con la famiglia dell’artista, che dà al finale una dimensione collettiva.


La donna della mia vita – Epilogo  

Il brano racconta il momento in cui la storia viene riconosciuta nella sua interezza, senza negare la frattura. L’orchestrazione incornicia questo passaggio come un ultimo respiro, e il ritorno al giradischi riporta tutto alla stanza iniziale. È un epilogo che accoglie ciò che è stato e lascia andare ciò che non può più tornare.


Daniel Dagrezio è un cantautore e musicista che, dopo il diploma in pianoforte, ha costruito un percorso continuativo tra formazione, scrittura e performance dal vivo. Nel tempo ha composto e scritto brani anche per altri artisti, collaborando con diverse etichette discografiche indipendenti.

Parallelamente porta avanti un’intensa attività live come cantante e performer in produzioni e spettacoli itineranti, con oltre 350 repliche in tutta Italia. Ha curato progetti di direzione artistica per eventi e brand come Hilton e Martini, coordinando gruppi di musicisti e format musicali. Tra le sue esperienze figurano anche la realizzazione di musiche originali per una serie animata diretta da Enzo D’Alò e la collaborazione con Giorgio Vanni e il suo team per la scrittura e produzione di alcuni brani.

Negli ultimi anni ha affiancato all’attività artistica un ruolo di recruiter e formatore di musicisti per grandi realtà dell’intrattenimento, lavorando a stretto contatto con performer e team creativi.

Dopo un periodo dedicato soprattutto al live e all’organizzazione, Dagrezio all’inizio del 2026 torna al progetto autoriale con i singoli “È tutta un’altra vita” e “Che dire di lei…?”, anticipazioni dell’album di inediti “Le mie cinque fasi”, in uscita il 18 marzo 2026.


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Daniele si Nasce & Friends: “Basterà”

Il singolo in radio





Disponibile in radio e in digitale da venerdì 20 marzo"Basterà" il nuovo singolo di Daniele Si Nasce & Friends. Daniele Quartapelle, in arte Daniele Si Nasce, si è distinto vincendo la trasmissione "Tali e Quali 2026", in una competizione che ha visto sfidarsi i vincitori delle passate edizioni. Questa vittoria ha consolidato il suo ruolo di estimatore e promotore del repertorio di Renato Zero.


In seguito a questo successo, è nata l’idea di creare uno spettacolo coinvolgente che unisse più artisti in un concerto dedicato ai grandi successi della musica italiana. Il cast di "Daniele Si Nasce & Friends" include talenti che hanno saputo interpretare con passione i brani di artisti come Battisti, Baglioni, Zucchero e Nannini. Tra di loro figurano Gianluca Battisti, Giulio Spinucci, Armando Tartaglini e Arya Buzzi, che si sono fatti notare per le loro interpretazioni. "Basterà" promette di essere un viaggio emozionante attraverso le hit più amate della musica italiana, un omaggio autentico e coinvolgente che unisce passione, talento e nostalgia, portando sul palco l’essenza delle canzoni che hanno scritto la storia della nostra cultura musicale.


Il concerto evento "Daniele Si Nasce & Friends - La colonna sonora della nostra vita" si terrà al Teatro degli Eroi a Roma il 20 aprile alle ore 20:30. Durante le due ore di musica, il pubblico potrà ascoltare le canzoni più belle e significative del repertorio di grandi artisti come Zero, Battisti, Zucchero, Nannini e Baglioni. Un’occasione unica per rivivere emozioni, ricordi e momenti speciali attraverso le melodie che hanno accompagnato le nostre vite.


Lo spettacolo sarà un viaggio musicale che coinvolgerà tutti, facendoci cantare insieme e rivivere le emozioni più intense. Daniele e i suoi "Friends" – Gianluca Battisti, Armando Tartaglini, Arya Buzzi e Giulio Spinucci – si esibiranno con passione e talento, regalando un’esperienza indimenticabile. Non mancate a questo grande evento, un’occasione per condividere emozioni, musica e ricordi con amici e familiari. Vi aspettiamo per cantare e emozionarci insieme, perché la musica è la colonna sonora della nostra vita!


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lunedì 2 marzo 2026

Gam Gam risuona a Sanremo

 Nella cover di Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso riaffiora la storica hit dei DJ Mauro Pilato e Max Monti, simbolo di pace e memoria, tornata protagonista sul palco dell’Ariston.



 

Nell’ esibizione di Dargen D’Amico eseguita insieme a Pupo e Fabrizio Bosso, tra l’incipit de “Il Disertore”, le parole del rapper, la magistrale esecuzione alla tromba di Fabrizio Bosso e le parole della hit di Pupo, si è nettamente riconosciuto il tappeto sonoro di Gam Gam, il brano scritto negli anni 80 da Elie Botbol su testo della Bibbia e lanciato sul mercato mondiale in versione elettronica dai Dj  Mauro Pilato e Max Monti nel 1994.

Rimasto per anni ai primi posti delle classifiche internazionali, ancora oggi è tra i brani più trasmessi e programmati grazie anche alla versione che Pilato e Monti hanno realizzato recentemente con Deborah De Luca, DJ italiana di fama internazionale; oggi il brano conta più di 15 milioni di stream su Spotify.

Grazie alla grande popolarità che i due DJ hanno dato al brano, lo stesso ha raggiunto come inno sportivo gli stadi di tutto il mondo, oltre all’inserimento nella colonna sonora del film, “Jona che visse nella balena” curata da Ennio Morricone negli anni 90. Per il suo testo biblico, il brano è oggi un simbolo di pace ed è diventato l’inno del giorno della Memoria.


IG:

@max_monti 

@mauro­_pilato 

Milomaria: “Santa Rosalia”

Il nuovo singolo del cantautore siciliano, un rito laico che trasforma la stanchezza in festa «Santa Rosalia è una supplica pagana. È un sog...